Dal gelo della Bielorussia a Bologna, grazie alla Croce Rossa

DAL GELO BIELORUSSO ALL’ITALIA. PER TAMAN,

IL BIMBO SENZA ARTI INFERIORI, COMINCIA UNA NUOVA VITA

E’ successo sembrava impossibile ma è successo grazie ad un’opera di diplomazia del Presidente della CRI Nazionale Francesco Rocca con il supporto indispensabile della Farnesina, una famiglia di migranti rifugiati in un campo profughi in Bielorussia: padre, madre e tre figli, due dei quali gravemente menomati agli arti inferiori, sono miracolosamente arrivati a Bologna. Circa sei mesi fa sono partiti da Sulaymaniyah città della regione del Kurdistan irakeno paese dal quale erano fuggiti pieni di fiducia. Uno dei tanti viaggi della speranza in cerca di aiuto e cure per i suoi due figli, ma come per tanti, il viaggio finisce nei campi profughi, nel gelo della Bielorussia. Forse, oggi, quella speranza in un futuro migliore, l’hanno trovata finalmente grazie alla Croce Rossa Italiana che, con un volo da Minsk a Fiumicino, e con un transfert fino a Bologna, la famiglia di Sangar ora è accolta e protetta presso il Centro di Accoglienza Astali. Qui, a Bologna, comincerà un lungo periodo terapeutico per Taman e Tania presso l’istituto ortopedico Rizzoli. La Croce Rossa e Bologna tutti rimetteranno in piedi una intera famiglia, con il tempo, le cure, e tanto amore.

È un sogno che finalmente si avvera, Taman, 8 anni, affetto da una malattia congenita che ha causato l’amputazione degli arti inferiori, e la sorellina Tanya di 11 mesi potranno ricevere le cure mediche di cui hanno bisogno. L’arrivo in Italia è la fine di un lungo e insidioso viaggio iniziato dall’Iraq con la speranza di raggiungere l’Europa che ha portato tutta la famiglia a soffrire il freddo e la fame in Bielorussia, al confine con la Polonia.

Sangar, 32 anni, e la moglie Kanar, 30, hanno lasciato mesi fa la provincia Sulaymaniyah nel Kurdistan iracheno con i loro tre bambini Haryad di 12 anni, Taman e la piccola Tanya con la sola speranza di raggiungere l’Europa e permettere ai bambini di essere curati. “Mio figlio necessita di cure mediche e anche la più piccola è affetta da una malattia congenita, per questo abbiamo deciso di lasciare tutto e tentare disperatamente di arrivare in un Paese con strutture ospedaliere adeguate”, spiega Sangar poche ore dopo l’arrivo in Italia. Ha venduto tutto quello che aveva per portare i suoi figli in un posto sicuro, un viaggio disperato che li ha portati fino in Bielorussia, al confine con la Polonia.

Grazie alla collaborazione della Croce Rossa Italiana con il Ministro Luigi Di Maio e tutto il personale del Ministero degli Affari Esteri, la Regione Emilia Romagna, il Comitato della Croce Rossa di Bologna e l’Istituto Ortopedico Rizzoli, la famiglia ha trovato ospitalità nel capoluogo emiliano dove i bambini potranno ricevere i trattamenti sanitari che necessitano con urgenza. Ad accompagnarli dalla capitale bielorussa, Minsk, all’Italia due volontarie della Croce Rossa Italiana, Chiara Nigro del Comitato della Croce Rossa di Napoli e la dottoressa Carolina Casini del Comitato di Roma che si è occupata delle condizioni di salute dei bambini durante tutto il viaggio.

“Sono stati giorni terribili – continua Sangar – eravamo con altre migliaia di persone nella foresta al confine con la Polonia con temperature che arrivavano a – 18 gradi. L’Europa tanto sognata era lì a pochi metri ma il confine era presidiato ed era impossibile raggiungerla”. Il suo cellulare è pieno di foto e video di quei giorni al gelo in cui era difficile riuscire a trovare anche solo una tenda di fortuna per dormire e reperire acqua e cibo. “Questi sono i piedi di mio figlio – dice mostrando le foto – sono tutti spaccati dal freddo e cerca di riscaldarsi vicino al fuoco”.

“Grazie di cuore a tutti voi della Croce Rossa”, sono state le prime parole di Sangar una volta atterrato all’aeroporto di Fiumicino alle volontarie che lo hanno accompagnato e ai volontari del Comitato di Bologna che hanno accolto la famiglia. “Qui in Italia sono molto più felice”, dice Taman dopo la prima notte in un letto caldo nell’appartamento di Bologna. E ai volontari CRI che gli chiedono cosa vuole fare da grande risponde senza esitazione: “Vorrei diventare un dottore”. “L’unica cosa che conta per noi è la salute dei nostri figli – dice sollevato il papà Sangar – mi sembra un sogno, ora finalmente potranno finalmente essere curati”.