Palazzo Fava Marescotti


Palazzo Fava da San Domenico

Poco conosciuto, probabilmente per la posizione e per il traffico intenso che caratterizza via Marsili, il monumentale palazzo cinquecentesco, si eleva in angolo tra la via del Cane e la via Marsili.

Costruito intorno al 1573 si deve la sua conformazione plano-altimetrica a precedenti preesistenze accorpate, come uso locale, in un’unica fabbrica.

L’impostazione dell’assetto attuale si deve a Giacomo Maria Fava. 

Architetto della fabbrica, già a partire dal 1573 è Francesco Terribilia accompagnato dagli scalpellini Sebastiano Bonezzo e Paolo Tinazzoni.

L’impaginato architettonico, non leggibile frontalmente, ma sempre di scorcio, palesa una costruzione classica di proporzione composta ed euritmica. 

I prospetti dei fronti principali sono caratterizzati da un paramento murario in laterizio su cui si profilano le membrature e gli ornati in pietra arenaria (macigno). Il fronte su via Marsili è caratterizzato dal portale centrale contornato da una cornice in macigno e scandito da quattro finestre con stipiti in arenaria scanalati e con davanzali sostenuti da mensole con volute. 

Nel fregio superiore si ripete il nome “JACOBS MARIA FABA”. 

Le finestre del piano terreno sono sormontate da una cimasa con scudi in rilievo, in parte abrasi, contenenti un tempo l’emblema gentilizio della famiglia Fava, fiancheggiati da figure chimeriche e antropomorfe di carattere marino.

Una semplice modanatura in arenaria fa da marcapiano per dividere l’ordine del pian terreno dal piano nobile. Quest’ultimo più semplice e meno caratteristico rispetto al livello inferiore. 

A diversificare la partizione architettonica il tipo di finitura del paramento murario tirata a caldo con uno stucchetto a coccio pesto su cui poi è dipinto il mattonato. Al piano terreno di colore rosso su tutta la superficie, al piano nobile sempre a ferro, ma evidenziando i ricorsi di malta con una leggera coloritura giallastra.  Sotto lo sporto toscano il fregio (dimenticato) dipinto in prospettiva composto da mensole curve su volute ioniche intervallate da scanalature. 

Il prospetto sulla via del Cane presenta un partito architettonico identico a quello proposto sulla via Marsili e comprende nove finestre al piano nobile e otto al piano terreno. Le finestre decorate al piano sottotetto sono di epoca successiva.

GLI INTERVENTI DI RESTAURO:

Prima dell’intervento di restauro il palazzo Fava Marescotti presentava, all’esterno, un preoccupante degrado che ha provocato un deterioramento progressivo del paramento murario in mattoni faccia vista e delle superfici lapidee in arenaria.

La disgregazione, in alcuni casi molto avanzata, dei materiali era dovuta principalmente all’inquinamento a cui le superfici sono giornalmente esposte, al massiccio traffico veicola-re, specialmente sulla via Marsili, e ad una comprensibile impossibilità economica ad inter-venire sistematicamente sulla facciata le cui parti decorate si trovano a livello stradale.

Il paramento murario, trattato con un leggero intonachino a cocciopesto, era caratterizzato da ampie aree dilavate, depositi, concrezioni e croste. Al colore mattone si era sostituita una patina bruna leggermente untuosa.

In alcuni casi, soprattutto nel punto di contatto con la superficie stradale, dove l’umidità di risalita e i sali si depositano con maggiore facilità, il mattone risultava frantumato, polverizzato e decoeso. 

Più grave, il deperimento della superficie lapidea decorata soggetta ad un lento e progressivo degrado che ne ha cancellato sagome e le forme figurative.

Il fregio pittorico sotto lo sporto di gronda era, prima dell’intervento, quasi interamente perduto e illeggibile. La poca letteratura che ha analizzato il palazzo non ne aveva mai menzionato l’esistenza 

L’intervento di restauro, eseguito in un’ottica di conservazione e non di ricostruzione, si è focalizzato sulla salvaguardia e riproposizione dell’integrità materiale, delle arenarie e dei paramenti murari riportando alla luce i diversi trattamenti superficiali e le cromie originarie. 

Lo sporto sotto la tettoia toscana, irrimediabilmente compromesso, è stato fissato e ripulito dalle croste e alterazioni cromatiche lasciando al lettore del partito architettonico fittizio la facoltà di scorgere talune architetture prospettiche. 

In alcun modo si è voluto ricostruire le parti decorative dipinte onde evitare una falsificazione storica e, ancor peggio, una rappresentazione “accademica” delle fasi decorative.

Il risultato è un restauro conservativo eccellente che riporta alla Città un edificio simbolo del fermento architettonico che ha caratterizzato Bologna nei secoli XVI e XVII.

Francesca Castria

@francescacastria

Foto @marcogamberini @mgamberini1968