Quando la montagna chiama, la CRI di Bologna risponde: professionalità, pianificazione e competenze specialistiche al servizio della sicurezza

Ci sono interventi che si svolgono lontano dagli occhi del grande pubblico. Operazioni silenziose, tecnicamente complesse, dove ogni decisione, ogni movimento e ogni figura professionale possono fare la differenza. È proprio in questi contesti che emerge il valore di un’organizzazione capace di trasformare preparazione, esperienza e coordinamento in una risposta operativa di assoluta eccellenza.
Anche nella giornata odierna il Comitato della Croce Rossa Italiana di Bologna, su attivazione della Sala Operativa Nazionale CRI, ha fornito il proprio contributo al sistema nazionale di soccorso e di sicurezza pubblica, partecipando alle delicate operazioni di assistenza sanitaria e supporto operativo in occasione del disinnesco multiplo di ordigni bellici rinvenuti nel territorio del Comune di Setteville (Belluno).
Uno scenario altamente specialistico, caratterizzato da un ambiente alpino particolarmente severo: ordigni localizzati a circa 2.500 metri di quota, versanti impervi, difficoltà di accesso, condizioni meteorologiche mutevoli e un contesto operativo nel quale ogni attività deve essere pianificata con estrema precisione, prevedendo anche gli scenari peggiori.
La forza di una risposta che nasce molto prima della partenza
Dietro una missione di questo livello non vi è solamente il dispiegamento di uomini e mezzi, ma un intenso lavoro di pianificazione che inizia molte ore prima dell’arrivo sul teatro operativo.
La risposta del Comitato CRI di Bologna è stata resa possibile grazie alla stretta sinergia tra il Coordinamento delle Attività Operazioni, Emergenza e Soccorsi (AOES), il Delegato Tecnico AOES del Comitato di Bologna, la Sala Operativa Locale CRI di Bologna e la Sala Operativa Nazionale della Croce Rossa Italiana, che hanno condiviso l’analisi dello scenario, valutato i rischi, individuato le professionalità necessarie e predisposto un dispositivo sanitario costruito sulle reali esigenze dell’intervento.
È proprio questa capacità di pianificazione multilivello che rappresenta uno dei principali punti di forza del Comitato di Bologna: la possibilità di mettere rapidamente in campo risorse altamente qualificate, selezionate non soltanto per le competenze sanitarie, ma anche per la loro capacità di operare in ambienti estremi.
Un team costruito per gli scenari più complessi.
Per affrontare un contesto tanto impegnativo è stato costituito un Team Sanitario specialistico, composto da un infermiere della Croce Rossa Italiana (Giovanni GAMBERINI), affiancato da una studentessa del terzo anno del Corso di Laurea in Infermieristica (Sanae El HADDIOUI), coinvolta in un’importante esperienza formativa sul campo, un’opportunità che testimonia come la crescita delle future professioni sanitarie possa svilupparsi anche attraverso il confronto con scenari operativi di altissimo livello.
Accanto al personale sanitario ha trovato posto una figura determinante per la sicurezza dell’intera missione: un operatore della Croce Rossa Italiana (Andrea CARPANI) con specifiche competenze nelle tecniche alpinistiche, nella progressione in ambiente impervio e nelle operazioni di elisoccorso.
Una professionalità che rappresenta un autentico moltiplicatore di sicurezza.
Il suo contributo, infatti, non si limita all’accompagnamento del team lungo i percorsi montani, ma costituisce un elemento essenziale nella valutazione preventiva dei rischi, nella scelta degli itinerari più sicuri, nell’individuazione di eventuali vie di evacuazione e nella gestione delle possibili criticità che potrebbero verificarsi durante le operazioni. Qualora uno degli operatori fosse colto da un malore, subisse un infortunio o si rendesse necessario un recupero urgente, la presenza di personale con competenze specifiche di elisoccorso e movimentazione in ambiente ostile rappresenta un fattore decisivo per garantire tempi di risposta ridotti e la massima sicurezza dell’intero dispositivo.
A completare il team era presente un autista soccorritore (Ferruccio CONTI) esperto nella guida in fuoristrada, fondamentale per assicurare la mobilità dei mezzi sanitari e logistici lungo piste montane e percorsi ad elevata difficoltà.
Al fianco delle eccellenze dello Stato
Durante tutta la missione il personale della Croce Rossa Italiana ha operato in perfetta integrazione con gli specialisti EOD (Explosive Ordnance Disposal) del 3° Reggimento Genio Guastatori dell’Esercito Italiano, reparto tra i più qualificati a livello nazionale nella neutralizzazione degli ordigni esplosivi, e con il personale della competente struttura dell’Arma dei Carabinieri, garantendo il necessario supporto sanitario durante ogni fase dell’intervento.
Gli ordigni bellici, raggiunti dopo una complessa progressione in quota, sono stati messi in sicurezza e successivamente fatti brillare secondo le rigorose procedure previste, senza alcuna criticità per gli operatori coinvolti.
Una capacità operativa che si costruisce con formazione, esperienza e visione.
Missioni come questa dimostrano come la Croce Rossa Italiana non rappresenti esclusivamente una componente sanitaria del sistema di soccorso, ma un’organizzazione capace di integrare competenze multidisciplinari, pianificazione strategica, logistica avanzata e personale altamente specializzato.
Il Comitato della Croce Rossa Italiana di Bologna continua a distinguersi proprio per questa capacità: saper leggere scenari complessi, predisporre dispositivi su misura e mettere a disposizione del Paese operatori preparati ad affrontare contesti nei quali improvvisazione e approssimazione non trovano spazio.
Ogni missione è il risultato di anni di formazione, esercitazioni congiunte, addestramento continuo e investimenti nelle competenze delle proprie donne e dei propri uomini. È questa cultura della preparazione che consente oggi al Comitato di Bologna di essere chiamato a intervenire anche nelle operazioni più delicate, dove il successo non dipende soltanto dal coraggio, ma soprattutto dalla capacità di prevedere ogni possibile criticità prima ancora che si manifesti.
Perché in montagna, come nelle emergenze più complesse, la sicurezza non è mai frutto del caso.
È il risultato della competenza, della pianificazione e del lavoro di squadra.

