Storie di Volontariato dal disastro di Suviana

Queste righe racconteranno quei giorni trascorsi in cui un tragico evento ha portato morte, disperazione, speranza e rassegnazione. Non sarà un articolo corredato da molte fotografie; quelle immagini verranno custodite nella memoria di chi era presente, indelebili nel tempo. Voglia -questo articoletto- essere una sintesi di testimonianze e pensieri di noi volontari presenti.
9 aprile: un pomeriggio primaverile come tanti altri. Ma ecco che i suoni della natura vengono interrotti da sirene ed elicotteri. Momenti di curiosità, ricerche sui gruppi WhatsApp e social per capire cosa stesse succedendo.
Si attiva il gruppo emergenza CRI Bologna. Mistero svelato, un brivido, il chiedersi chi potesse essere stato coinvolto, dal momento che, in una comunità come la nostra, in molti ci conosciamo. In men che non si dica, nonostante nessun preavviso, alcuni equipaggi locali danno disponibilità. Timori e insicurezza vengono debellate da una forte carica di adrenalina. Testimonianza di questo è stata la grande disponibilità dei nostri volontari. Da quel momento, per 5 giorni, tutti pronti a ricevere le indicazioni per effettuare il servizio, senza mai abbassare la guardia. Così, giorno e notte sempre presenti.
La cosa più toccante è stata assistere, insieme alle psicologhe, i famigliari dei dispersi, consapevoli che, al ritrovamento del proprio caro, un saluto e non di più sarebbe stato il triste epilogo. La speranza, di fronte alla cruda realtà, forse non svanisce, ma si trasforma. Quando è stato certo che le acque non avrebbero ridatolo il proprio caro vivo, è rimasta l’aspettativa di poterlo almeno riabbracciare.
Il ruolo dei Volontari CRI, in una realtà che contava 200 professionisti tra Vigili del Fuoco, protezione civile e forze dell’ordine, potrebbe sembrare una trasparente goccia d’acqua in un oceano, ma non è stato così.
“Ci siete voi, noi siamo al sicuro se succede qualcosa!” Questo quanto detto da alcuni Vigili del Fuoco ad una Volontaria, che aggiunge: “Della notte trascorsa in centrale ricorderò sempre il silenzio dei monti interrotto da quel costante rumore dei gruppi elettrogeni, che permettevano di svolgere senza sosta la ricerca dei dispersi.”
E con meraviglia c’è chi dice: “Ho visto arrivare un gruppo di Vigili del Fuoco verso di me, supplicandomi di rendere presentabile il primo disperso che stavano recuperando, per farlo vedere alla moglie. Erano smarriti, emozionati, increduli. Ci hanno investiti del ruolo più delicato: creare una sorta di camera ardente, per accogliere ed assistere i parenti delle vittime collaborando al riconoscimento precoce e le perizie necessarie.”
Niente di questo ci è mai stato insegnato, ma l’abbiamo fatto. Essere volontario è una scelta, che germoglia dalle proprie vocazioni, tra le quali essere pronti di fronte ad ogni evenienza.
“Voi della CRI, date sicurezza, sappiamo su chi contare, ci state aiutando molto sul fronte umano, siete positivi”. Si confidano così alcuni Vigili del Fuoco allo stremo delle forze.
Apparentemente turbato, un volontario in pensione ritorna alla centrale dopo tanti anni. Era dipendente ENEL. “L’1 agosto 1975, alle 5.00 di mattina, ho inaugurato il primo turno in questa centrale. Ho tanti bei ricordi qui dentro, non avrei mai pensato ditornare qui e vederla chiudere.”
Una volontaria si sfoga: “Uno degli aspetti più difficili è stato quello di tenere sotto controllo le nostre emozioni. Se pensiamo che anche noi siano dei figli, dei genitori, che potevamo essere al posto di quei famigliari disperati. Abbiamo fatto quello che dovevamo fare in uno scenario così difficile e complicato. ORGOGLIOSA DI PARTECIPARE A QUESTO GRUPPO!”
Ritrovarsi a collaborare con gli altri operatori, ognuno col suo ruolo, senza mai aver avuto precedenti interazioni, è testimonianza che la macchina organizzativa ha lavorato nel migliore dei modi, lasciando ad ognuno il proprio tassello per completare il puzzle.
Ricordiamo il più importante principio della CROCE ROSSA:UMANITÀ. Un invito alla considerazione degli altri e all’azione. Ci ricorda sempre che le sofferenze altrui sono anche le nostre e ci spinge ad intervenire, proteggerli, per prevenire ed alleviare le loro sofferenze. È il principio supremo, ed è alla base di tutti i nostri interventi.


